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Dislessia: cosa significa e come aiutare nello studio

La dislessia è una difficoltà specifica che riguarda soprattutto la lettura.

Un bambino o un ragazzo con dislessia può leggere più lentamente, fare più fatica a mantenere il ritmo oppure commettere più errori durante la lettura. Questo però non significa avere minori capacità, né essere meno intelligente o meno capace di imparare.

Molto spesso il problema emerge soprattutto quando aumentano le richieste scolastiche: più pagine da leggere, testi più complessi, verifiche da preparare e meno tempo a disposizione.

Per questo può capitare che uno studente sappia le cose, ma faccia molta più fatica degli altri per arrivare allo stesso risultato.

Come può manifestarsi a casa e a scuola

La dislessia non si presenta allo stesso modo in tutti.

Alcuni bambini leggono lentamente. Altri possono saltare parole, confondere alcune parti del testo o perdere facilmente il punto. Altri ancora riescono a leggere abbastanza bene, ma impiegano molta energia e arrivano alla fine della pagina già stanchi.

Durante lo studio una famiglia può notare, ad esempio:

  • molto tempo necessario per leggere poche pagine;
  • difficoltà a mantenere l’attenzione durante una lettura lunga;
  • bisogno frequente di rileggere;
  • stanchezza o frustrazione durante i compiti;
  • difficoltà a studiare direttamente dal libro;
  • maggiore facilità quando qualcuno legge il testo ad alta voce;
  • buona comprensione quando le informazioni vengono spiegate oralmente.

Questi segnali, da soli, non significano automaticamente dislessia. Una difficoltà nella lettura può avere cause diverse e, quando persiste, è importante parlarne con la scuola e, se necessario, rivolgersi ai professionisti competenti per una valutazione.

Perché studiare può diventare più faticoso

Immaginiamo di dover preparare dieci pagine di storia.

Per uno studente che legge in modo automatico, la lettura è soprattutto uno strumento per arrivare alle informazioni.

Per uno studente con dislessia, invece, una parte importante dell’energia può essere utilizzata proprio per decodificare le parole. Questo significa che rimangono meno risorse per comprendere, ricordare, collegare e organizzare ciò che si sta studiando.

Ecco perché dire semplicemente: “Leggi altre due volte” non è sempre la strategia migliore.

Spesso serve cambiare il modo in cui il materiale viene affrontato.

Cosa può aiutare davvero nello studio

Non esiste una strategia identica per tutti.

Il punto di partenza dovrebbe essere capire come quello specifico studente riesce a imparare meglio.

In alcuni casi può essere utile:

  • dividere un capitolo in parti più piccole;
  • individuare prima titoli e parole chiave;
  • anticipare gli argomenti prima della lettura completa;
  • usare mappe e schemi;
  • ascoltare alcuni testi tramite sintesi vocale;
  • alternare lettura e ascolto;
  • trasformare le informazioni in domande e risposte;
  • ripetere ad alta voce;
  • programmare pause e tempi di studio realistici;
  • utilizzare materiali digitali quando risultano più funzionali.

L’obiettivo non è fare meno, ma trovare un modo più efficace per arrivare all’apprendimento.

Mappe e schemi: servono davvero?

Possono essere molto utili, ma solo se vengono utilizzati bene.

Una mappa non dovrebbe essere semplicemente un foglio pieno di parole. Deve aiutare lo studente a vedere i collegamenti, individuare i concetti principali e recuperare più facilmente le informazioni.

Per alcuni ragazzi sarà sufficiente una mappa molto essenziale. Altri avranno bisogno di più parole, esempi o collegamenti.

Per questo non esiste una “mappa perfetta” valida per tutti.

Una buona mappa è quella che serve allo studente che la deve usare.

E la sintesi vocale?

La sintesi vocale può leggere ad alta voce un testo digitale.

Per alcuni studenti con dislessia può essere un aiuto importante perché permette di accedere al contenuto senza dipendere completamente dalla lettura autonoma.

Ma avere il programma non significa automaticamente saperlo usare.

Lo studente deve imparare, per esempio:

  • quando conviene ascoltare;
  • quando leggere;
  • come seguire contemporaneamente il testo;
  • come fermarsi sui passaggi importanti;
  • come prendere appunti;
  • come trasformare ciò che ha ascoltato in qualcosa da ricordare.

Gli strumenti diventano davvero utili quando vengono inseriti all’interno di un metodo di studio personale.

Il metodo di studio conta molto

Uno degli obiettivi più importanti è evitare che il ragazzo dipenda sempre da un adulto.

All’inizio può avere bisogno di essere aiutato a:

  • organizzare il materiale;
  • capire da dove iniziare;
  • stabilire quanto studiare;
  • scegliere gli strumenti;
  • costruire una mappa;
  • prepararsi per una verifica.

Con il tempo, però, dovrebbe imparare progressivamente a fare queste scelte da solo.

Per questo lavorare sul metodo significa anche lavorare su organizzazione, pianificazione e autonomia.

Cosa può fare la scuola

Quando è presente una diagnosi di DSA, la normativa italiana prevede la possibilità di utilizzare strumenti compensativi e misure dispensative e di organizzare il percorso didattico tenendo conto delle caratteristiche dello studente.

In termini semplici significa che la scuola può adottare modalità di lavoro più adatte alle sue esigenze.

Non significa “facilitare tutto” o abbassare automaticamente gli obiettivi.

L’obiettivo è permettere allo studente di dimostrare ciò che sa senza essere penalizzato in modo sproporzionato dalla difficoltà specifica.

Le modalità concrete vengono definite dalla scuola in relazione alle necessità dello studente e al suo percorso.

Quando è utile confrontarsi con la scuola

Famiglia e scuola dovrebbero parlarsi soprattutto quando una difficoltà:

  • continua nel tempo;
  • richiede uno sforzo molto elevato;
  • rende i compiti eccessivamente lunghi;
  • provoca forte frustrazione;
  • interferisce con lo studio e con l’autonomia.

Il confronto può aiutare a capire se le difficoltà vengono osservate anche in classe e quali strategie stanno già funzionando.

Quando serve una valutazione specialistica

Studio IPSE può osservare come uno studente affronta lo studio e può lavorare sulle strategie didattiche, ma non effettua diagnosi.

Quando ci sono difficoltà persistenti che fanno pensare a un possibile Disturbo Specifico dell’Apprendimento, la valutazione diagnostica deve essere svolta dai professionisti e dai servizi competenti.

Questo passaggio è importante anche per distinguere una dislessia da altre situazioni che possono rendere difficile la lettura o lo studio.

Come può aiutare Studio IPSE

A Studio IPSE lavoriamo in ambito educativo e didattico.

Con uno studente con dislessia possiamo lavorare, in base alle sue esigenze, su aspetti come:

  • metodo di studio;
  • organizzazione del lavoro;
  • pianificazione dei compiti;
  • utilizzo di mappe e schemi;
  • uso consapevole degli strumenti compensativi;
  • gestione dei materiali;
  • preparazione di verifiche e interrogazioni;
  • strategie di memorizzazione;
  • sviluppo dell’autonomia.

Il punto di partenza non è soltanto la diagnosi.

Cerchiamo di capire come studia quella persona, dove incontra maggiori difficoltà, quali strategie utilizza già e quali possono essere migliorate.

Due ragazzi con dislessia possono avere necessità completamente diverse. Per questo il percorso deve essere personalizzato.

Una cosa importante per le famiglie

Quando un bambino fa fatica a leggere o impiega molto tempo per studiare, è facile concentrarsi solamente su quello che non riesce a fare.

È invece importante osservare anche:

  • come comprende meglio;
  • quali materie affronta con maggiore facilità;
  • quali strategie funzionano;
  • cosa riesce già a fare autonomamente;
  • quali strumenti gli permettono di esprimere meglio le proprie capacità.

La dislessia riguarda una specifica area dell’apprendimento. Non definisce il valore, l’intelligenza o le possibilità future di un ragazzo.

Il lavoro più utile è aiutarlo a conoscere il proprio modo di apprendere e a costruire strumenti che possa utilizzare sempre più autonomamente.

Per approfondire

Per conoscere il quadro normativo, consulta la pagina Normative DSA e BES.

Fonti di riferimento

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